Andrea Rocchi è passato dall’essere un giovane laureando all’essere una nuova risorsa. Arrivato alla Gilardoni per scrivere la propria tesi di Laurea Magistrale in Ingegneria Nucleare, ha avuto la possibilità di mettersi alla prova e testare le conoscenze apprese durante gli anni di studio a livello pratico. Il suo lavoro e le sue capacità lo hanno fatto apprezzare e adesso è diventato parte integrante dello staff di Gilardoni.

Di seguito riportiamo l’intervista tenutasi durante un incontro di monitoraggio con le Risorse Umane:

Ciao Andrea, da poco più di un mese sei entrato nel mondo del lavoro. Come sta andando?

Direi che sta andando bene!
Sono carico per i progetti in cui sono stato coinvolto, sono entusiasta di questo inizio.
Di certo il periodo non è dei migliori: l’emergenza Covid19 sta imponendo delle restrizioni (doverose!) che inevitabilmente rallentano i processi di lavoro e limitano i contatti e i confronti diretti con i colleghi a fronte però di una richiesta a tutti i livelli di sforzi maggiori ed energie ulteriori per essere “sul pezzo” con soluzioni innovative e fornendo prodotti e servizi di qualità.

Quando ti abbiamo incontrato per i colloqui ci hai detto che volevi vedere quello che avevi studiato nella pratica. Si sta rivelando così? O come spesso si dice ai neo-laureati “il mondo del lavoro poi è tutt’altra cosa”?

Come sai, il mio percorso accademico è iniziato con una Laurea Triennale in Ingegneria dei Materiali e delle Nanotecnologie e ho proseguito poi con una Magistrale in Ingegneria Nucleare.
Il sogno è sempre stato quello di lavorare nel mondo dei materiali, delle radiazioni, che mi ha fin da piccolo affascinato e incuriosito tantissimo.
Gilardoni fa ricerca scientifica su materiali, lavora quotidianamente con radiazioni applicate in diversi contesti, dal medicale all’industriale con un’attenzione specifica alla sicurezza.
Ho trovato quindi non solo un’azienda affine al mio percorso di studi, ma che si sposa benissimo con quanto cercavo, tenendo insieme alla perfezione il mio percorso Triennale e Magistrale.
E per ora posso dire che non è così solo sulla carta!

A colloquio ci hai anche detto che eri indeciso rispetto al tuo futuro: vedevi tante strade percorribili ma dovevi sceglierne una e da lì cominciare. Sei soddisfatto del percorso che hai iniziato?

Non dirmi che sono l’unico giovane laureato indeciso sul proprio futuro?!
Una possibilità che mi era stata prefigurata era quella del Dottorato di ricerca: mi piace capire le ragioni del funzionamento delle cose, approfondire, comparare gli studi.
Di contro, avevo voglia di entrare in un’organizzazione e capire non più a livello teorico, ma nella pratica cosa serve sul mercato, come tradurre quanto appreso nel mondo aziendale.
Non era una scelta semplice: ma fare ricerca in azienda è stato il compromesso! E quindi eccomi qui!
Il valore aggiunto che ho già scoperto del lavorare nel dipartimento R&D di un’azienda è che non basta fermarsi al “Non funziona perché”, va trovata una soluzione alternativa, una quadra del caso.
E’ come se ci fosse un pezzettino in più: vediamo un’applicazione tangibile di quello studio, anzi la troviamo noi. E questo è ancor più stimolante!

Ricordo anche che a colloquio ripetevi che avevi voglia di vedere “una piccola parte” e invece sei stato catapultato in un progetto enorme: il LINAC. Hai già capito di cosa si tratta?

Si tratta di un acceleratore lineare di particelle: fino ad oggi Gilardoni ha progettato e prodotto tubi a Raggi X; con il LINAC si fa un salto in avanti perché è un meccanismo che utilizza un principio di accelerazione completamente differente, basato sull’utilizzo di cavità acceleratrici a radiofrequenza. In questo modo il LINAC è in grado di raggiungere energie nell’ordine dei MeV.
Davvero sfidante, oltre che innovativo!
Come Gilardoni dovremo creare l’architettura per sfruttare l’energia degli elettroni come sorgente di Raggi X.
Ho sentito che collaboreremo con diversi partner riferimento nel settore per l’alta tecnologia specializzata e l’attenzione specifica al settore della ricerca scientifica.

Niente male eh! Ti emoziona? Ti spaventa?

I dettagli non li ho ancora, ma sarà una “cosa grossa” quindi di sicuro complessa e complicata a livello di competenze, ma credo che il Politecnico mi abbia dato delle basi solide e che non sia lasciato in balia di me stesso, ma Gilardoni ha un’esperienza solida alla spalle che ci consentirà di affrontare al meglio questa sfida.
Non sono bravo a descrivere le emozioni (d’altronde non sarei un ingegnere), ma credo di essere molto emozionato di partecipare a questo progetto, ma non spaventato piuttosto stimolato, curioso, impaziente di vederne gli sviluppi.

E se ti chiedessi ora cosa ti aspetti nel tuo futuro?

Eh! Non credo che la risposta sarebbe molto diversa da quella che ti ho dato in colloquio…Le possibilità che ho davanti sono rimaste tante, sono ancora agli inizi.
Quello che ho capito è che non voglio iper-specializzarmi su qualcosa, ma voglio allargare il più possibile il campo di azione.
Questo forse perché ho avuto un percorso di studi vario che mi permette quasi sempre di capire quando mi relaziono con diversi colleghi di cosa si sta parlando (almeno la base ecco, non parto da zero) e di essere quindi abbastanza “sul pezzo”.
Ma forse anche perché sono curioso e mi piace capire le situazioni nel complesso, relazionarmi con enti diversi e sentire il loro punto di vista. Mi vedo bene a curare i diversi aspetti di un progetto.
Ma si vedrà!

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